Cerca

L'acqua a Wall Street

Cosa hanno in comune il petrolio, l’oro e l’acqua? Da qualche settimana la quotazione in Borsa e, quindi, la possibilità di essere oggetto di speculazione.


Il 12 e 13 giugno 2011 con il cosiddetto “Referendum sull’Acqua” 26 milioni di italiani sancirono che l’acqua è un bene pubblico: sull’acqua non si sarebbe potuto più fare profitto. In verità il Referendum si concentrava sul tema dei gestori e su quello della tariffa per la fornitura dell’acqua. L’acqua era già un bene comune non alienabile, non vendibile né privatizzabile e tale sarebbe rimasto a prescindere dall’esito del Referendum.


C’è da dire però che il Referendum ottenne grande attenzione e partecipazione: le proposte furono approvate con una incontestabile maggioranza.


Decisamente meno popolare invece la notizia di qualche settimana fa che riguarda la quotazione in Borsa dell’acqua. Più precisamente l'8 dicembre 2020 il Nasdaq Veles California Water Index ha quotato l'acqua a $ 486,53 per piede acro, una misura di volume comunemente usata negli Stati Uniti equivalente a 1.233 metri cubi (circa 40 centesimi di dollaro per metro cubo).


CME Group, che opera nel mercato finanziario attraverso una piattaforma di trading online, ha lanciato, in collaborazione con Nasdaq, il primo prodotto finanziario al mondo sulla risorsa idrica. Si tratta di contratti a termine, cosiddetti futures, che prevedono l’impegno ad acquistare o vendere, ad una data successiva, una determinata quantità di merce o attività finanziaria ad un prezzo prefissato. Uno strumento finanziario già utilizzato per altri beni, come il petrolio e l’oro, ma innovativo (quanto potenzialmente rischioso) se applicato ad una risorsa indispensabile e scarsa come l’acqua.


Secondo il Geological Survey Usa, solo l’1% dell’acqua presente sulla superficie terrestre è direttamente utilizzabile. Si stima che quasi due terzi della popolazione mondiale si troverà ad affrontare problemi legati alla scarsità dell’acqua entro il 2025.

Se a questi dati si aggiungono il progressivo aumento della popolazione mondiale e gli impatti, sempre più evidenti, del cambiamento climatico, il risultato è un elevato livello di rischio da gestire.

Come? Secondo CME Group attraverso strumenti finanziari destinati a grandi consumatori, come le aziende agricole o elettriche, che si troveranno, nel breve periodo, a gestire i rischi riconducibili alla scarsità idrica. Acquirenti e venditori potranno quindi negoziare un prezzo fisso per la consegna di una determinata quantità di acqua.


È lecito farsi delle domande.

Quali saranno le implicazioni questa scelta? Ci saranno ripercussioni sulla popolazione mondiale? L’acqua sarà oggetto di speculazione e origine di profitto per gli speculatori? I meccanismi che governano il mercato finanziario sono adeguati a gestire questo tipo di prodotto? Che ruolo ha la politica? E le Autorità di Vigilanza Bancaria? Perché la notizia non ha trovato molto spazio sui principali canali di comunicazione?


Difficile esprimersi sulla questione. Gli ambientalisti ne sottolineano principalmente gli aspetti negativi, ritenendo poco etica la scelta di quotare in Borsa una risorsa “vitale” come l'acqua. L’opinione del settore finanziario è attendista ma si sa, l’obiettivo principale del mercato dei capitale è produrre profitti che sia attraverso prodotti “green” (associati al finanziamento di progetti per la sostenibilità ambientale) oppure attraverso la vendita di futures sull’acqua.


Sarà interessante capire se la quotazione dell'acqua è anche un'opportunità oppure solo un rischio. Quello che è nostro dovere fare in quanto "utenti" è informarci e seguire le future evoluzioni sul tema.

44 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti